Avrebbero rubato le auto, ne avrebbero alterato il numero di telaio e falsificato i libretti di circolazione. Poi avrebbero applicato targhe clonate, rigorosamente copiate da veicoli in regola, per rimettere i mezzi in vendita su internet a prezzi inferiori al mercato. Di fatto, avrebbero fatto circolare contemporaneamente in Italia due macchine identiche provviste della stessa targa.
Il meccanismo è stato smantellato dall’operazione “Taurus”, condotta dagli agenti della polizia stradale di Taranto. L’inchiesta conta diciotto indagati complessivi, sei dei quali raggiunti da misura cautelare. I provvedimenti, coordinati dai pubblici ministeri Alfredo Manca e Sonia Nuzzo, sono scattati subito dopo la fase degli interrogatori preventivi dina nzi al gip Vilma Gilli, durante i quali uno degli indagati ha ammesso le proprie responsabilità.
Nel dettaglio, sono finiti in carcere un 44enne e un 54enne di Latiano, comune considerato la base logistica del gruppo. Arresti domiciliari per un 30enne di Brindisi e un 36enne di Nardò, mentre per altri due residenti a Torino di 36 e 32 anni è scattato l’obbligo di firma. Coinvolte a vario titolo anche persone di Mesagne e Manduria. Le accuse per tutti sono di associazione a delinquere, riciclaggio, truffa e falso in atto pubblico.
I furti – secondo quanto ricostruito dagli inquirenti – sarebbero avvenuti tra le province di Taranto, Lecce, Bari e Brindisi a partire dal 2022. Nel mirino soprattutto suv e utilitarie, tra cui un’Alfa Stelvio sottratta a un avvocato di Gallipoli. Per aggirare i primi sequestri delle forze dell’ordine, l’organizzazione aveva modificato la tecnica. Avrebbe acquistato le scocche di macchine gravemente incidentate, quindi con i documenti in regola, e vi avrebbe assemblato sopra i componenti meccanici e di carrozzeria proventi di furto. Le transazioni sarebbero state poi gestite tramite una ditta online intestata a una prestanome, formalizzando i passaggi di proprietà in agenzie ignare. In un caso, per creare falsi documenti, sarebbe stato persino utilizzato all’oscuro di tutto il nome di un noto politico leccese. Il giro d’affari, stimato per centinaia di migliaia di euro, non si sarebbe fermato neppure quando i componenti hanno capito di essere sotto indagine. Nel ordinanza, il gip ha richiamato il carattere strutturato del presunto sistema illecito, parlando di “una dimensione “professionale” dell’attività illecita degli indagati”, che non sarebbe venuta meno neppure dopo che alcuni componenti avevano appreso dell’esistenza di un’inchiesta della magistratura.