Un passaggio a casa, quasi riconciliatorio dopo la lite avuta sul posto di lavoro insieme al cognato si è trasformato in uno stupro. E a distanza di nove mesi dall’episodio, per il presunto aggressore, un 48enne di Lecce, è giunta la condanna a sei anni di reclusione.
La sentenza è stata emessa dalla gup Maria Francesca Mariano, al termine del processo con rito abbreviato, nel quale l’imputato rispondeva di violenza sessuale. L’episodio si è verificato la sera del 25 giugno scorso. A confermare il racconto della donna, ci sarebbe la testimonianza del fidanzato, chiamato da lei subito dopo la violenza subita e prima ancora durante il litigo. Contatto che la vittima avrebbe avuto negli stessi attimi concitati anche con la datrice di lavoro, alla quale, in lacrime, si sarebbe confidata.
Stando a quanto ricostruito dai carabinieri, i cui verbali sono confluiti nel fascicolo d’indagine, la vittima e il cognato lavoravano insieme ad un camion adibito a paninoteca. Approfittando di una crisi che la donna stava vivendo con il suo fidanzato, fratello della sua compagna, l’uomo avrebbe rivolto in più occasioni particolari attenzioni alla donna, che l’avrebbe continuamente respinto. Dopo una lite avuta sul posto di lavoro, i due avrebbero deciso insieme di fare ritorno a casa. Il 48enne però, raggiunta una zona periferica lungo la strada che porta a San Cataldo, avrebbe violentato la donna, che cercava invano di respingere le pulsioni sessuali del cognato. Sarebbe stato il fidanzato ad attivare i soccorsi per la donna, che intanto aveva raggiunto la sua abitazione.
Oltre alla pena detentiva, il 48enne è stato condannato all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e al pagamento di una provvisionale di 30mila euro in favore della vittima, costituita parte civile.