LECCE – “Dopo un anno in pandemia, in assenza di investimenti sulle assunzioni di personale sanitario, le Usca della Asl di Lecce sono sovraccariche di lavoro: sono appena 8 per coprire l’intero territorio provinciale. Ogni unità è costituita da 4 infermieri e 2 medici: tradotto 32 infermieri e 16 medici in tutto, che devono fronteggiare bacini di popolazione da 100mila abitanti ciascuno”. È uno dei passaggi cruciali dell’ennesima lettera inviata dai sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil) al Governatore Emiliano. A confermare quanto detto le continue segnalazioni sui tamponi in ritardo e sulle quarantene fatte di attese e incertezze di centinaia di salentini.
I sindacati sullo stato della Asl leccese – che definiscono al collasso – rivendicano ascolto e invocano l’intervento urgente della Regione.
“I piani anti-Covid e l’organizzazione delle Unita speciali di continuità assistenziale (Usca) – spiegano – avrebbero dovuto alleggerire il carico di lavoro che grava sugli ospedali.
Oggi i posti letto della Rianimazione Covid del Dea (27) sono saturi, come pure quelli di Pneumologia del Fazzi (60), Malattie infettive al Fazzi (35) e a Galatina (32), oltre a Medicina Generale (20 posti letto, sempre tutti pieni). Non c’è più posto neanche al Pronto Soccorso Dea, dove 38 pazienti in Osservazione breve intensiva sono “parcheggiati” nei corridoi in attesa di collocamento nei reparti. A Galatina – aggiungono i sindacati – capita di avere addirittura problemi con l’erogazione dell’ossigeno, che non è sempre disponibile”. Per questo le organizzazioni sindacali in mattinata hanno inoltrato l’ennesima missiva alla Regione, per richiedere un confronto urgente.