FOGGIA – In occasione di un incontro speciale del Mònde fest 2026 dedicato a Birdy – Le ali della libertà, il capolavoro di Alan Parker che lo vide protagonista nel 1984, Matthew Modine ha condiviso con il pubblico una profonda riflessione sul cinema di ieri e di oggi. L’attore, oggi amato anche dalle nuove generazioni per il ruolo del Dr. Brenner in Stranger Things, ha analizzato l’evoluzione dell’industria dell’intrattenimento, lanciando un monito sul potere degli algoritmi prima di svelare i dettagli del suo prossimo progetto da regista, che lo porterà a girare proprio in Italia.
«Ai tempi di Full Metal Jacket — ha esordito l’attore — se un film riscuoteva successo in quaranta Paesi era considerato un trionfo globale. Oggi, Stranger Things è presente in ogni angolo del pianeta, eccezion fatta per la Cina e la Corea del Nord. Di conseguenza, la fama a cui sono stati esposti i giovani protagonisti dello show è un fenomeno senza precedenti nella storia dell’intrattenimento. Qualcosa che, semplicemente, prima non poteva esistere».
Secondo Modine, il segreto di questo impatto sta nel legame unico con la piattaforma: «Al momento nessuno può competere con Netflix in termini di fidelizzazione del pubblico. Credo che sia cambiato radicalmente il modo in cui le persone percepiscono i prodotti culturali. Conoscete tutti il funzionamento dell’algoritmo, giusto? Quando finisci una serie, appare subito il suggerimento: “Se ti è piaciuto questo, adorerai anche quest’altro”. Immaginate di andare al ristorante e che il cameriere vi dica: “Visto che vi piace la pizza, vi piacerà anche il calzone”. Io non voglio stare in un locale dove mi si consiglia il cibo in questo modo».
Il problema, secondo l’attore, è la standardizzazione dei gusti e la perdita dell’imprevisto culturale: «Se entri in libreria per leggere un saggio scientifico, l’algoritmo dedurrà che ti interessa solo la scienza. Ma magari domani ti sveglierai con il desiderio di leggere una poesia, perché qualcosa che hai visto o sentito ti avrà ispirato. Questa transizione spontanea è un pezzo della nostra cultura che rischiamo di perdere. Oggi veniamo guidati dall’algoritmo, e questo ci sta impoverendo».
Riflettendo sulla fase attuale della sua carriera e della sua vita, Modine si è lasciato andare a una riflessione più intima e filosofica: «Il posto in cui mi trovo è strettamente legato a ciò che sono, e ciò che sono dipende da dove mi trovo. Siamo qui e non potremmo essere in nessun altro luogo, ed è una consapevolezza che trovo di una poesia splendida».
«Oggi sono in Italia — ha concluso l’attore — perché il film che dirigerò, e che sarà girato in parte a Torino, ruota attorno alle due domande più importanti della nostra esistenza. O meglio, ai due giorni più importanti della nostra vita: il primo è quello in cui nasci, il secondo è quello in cui capisci perché sei nato. È un ottimo soggetto per un film, non trovate? Non so se esistano risposte certe, ma in fondo la vita è proprio questo: un lungo viaggio in cui continuiamo a chiederci chi siamo, perché siamo qui, come ci siamo arrivati e verso dove siamo diretti».
Cinefilo alla prima esperienza come critico cinematografico, sia giornalistico sia teorico, per una testata giornalistica.